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Cambiare sé stesso.
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Ogni giorno, da anni, mi trovo a confrontarmi con pazienti che hanno la necessità di cambiare non solo le proprie abitudini alimentari, si rendono conto che devono mettere in atto un cambiamento radicale, profondo, una cambiamento che davvero sia in grado di arrivare in profondità. Ma cambiare non è mai facile, modificare le proprie abitudini, sostituire vecchi schemi mentali con nuovi più funzionali al nostro benessere ed alla nostra felicità può apparire davvero un’impresa ai limite dell’impossibile.

Ma niente è impossibile, basta sapere che non è necessario volere una cosa per ottenerla, basta sapere che non è vero che “volere è potere”, è imprescindibile mettersi in discussione, esser disposti a cambiare sapendo di dover fronteggiare le nostre paure, i nostri risentimenti, i nostri difetti. (Per approfondire consiglio lettura del mio libro “Ma se fosse vero?).

Vi siete mai chiesti perché sia così difficile cambiare in modo permanente? Perché alla fine si torna a fare sempre le solite cose che, per un determinato periodo, eravamo stati in grado di non fare più?

Semplice, la nostra mente gioca contro di noi, non è nostra alleata nel voler cambiare, nel voler migliorare semplicemente perché, una volta che ha registrato un determinato comportamento o un modo di pensare e questo si è dimostrato essere efficace, ce lo proporrà ogni volta che la condizione ambientale richiede una determinata risposta automatizzata. Torno a casa, faccio sempre la solita strada, sono stressato, fumo, parlo con gli altri, interrompo, mi viene proposta una nuova esperienza rifiuto perché ho paura.

Rispondiamo sempre e soltanto nei soliti modi.

Ma siamo sicuri che siano i migliori? La strada migliore per tornare a casa è quella che facciamo ogni giorno, da anni, oppure esiste una soluzione diversa che potrebbe essere migliore?

Prendendo spunto da quest’ultimo esempio, è giusto far notare che se si vuol cambiare strada per tornare a casa c’è innanzitutto bisogno di consapevolezza e motivazione, dove la prima rappresenta la nostra capacità di comprendere la condizione in cui si è, la seconda invece rappresenta la volontà di agire nel concreto.

Una volta che sono presenti queste condizioni è possibile cambiare strada, ma non basta farlo una volta per far nostro il nuovo comportamento. Dobbiamo ripetere l’azione decine e decine di volte fin tanto che le reti neuronali che andavano a determinare il vecchio automatismo non verranno sostituite con nuove reti neuronali che invece ci porteranno a compiere la nuova azione. Complicato? No, complicatissimo.

Nel mio libro “ma se fosse vero?” vengono approfonditi questi argoementi.

Semplicemente perché fino a quando il vecchio circuito neuronale non è stato spazzato via, la mente ti porterà a compiere sempre quel comportamento che volevi sostituire. La mente boicotta in continuazione la tua motivazione a voler cambiare, ecco perché è così complicato mettere in pratica un cambiamento definitivo.

Ai miei pazienti dico che non sgarro con il cibo da circa 10 anni ma che non devono assolutamente prendermi da esempio. Sapete perché non sgarro? Perché in principio ho messo motivazione e consapevolezza, successivamente ho rinnovato le mie motivazioni e ripetendo giorno dopo giorno determinati comportamenti, ho rimosso tutte quelle reti neuronali che mi portavano a mangiare i cibi che avevo deciso di non voler più mangiare. Per me, oggi, cereali, legumi, dolci e prodotti industriali non rappresentano più una tentazione, la mia mente non mi porta più a cercarli semplicemente perché la costanza ha fatto sì che un determinato automatismo venisse sostituito con un altro, credo più salutare. Insomma, niente di così straordinario, niente di più rispetto a chi ha smesso di fumare oppure rispetto a chi decide di cambiare la propria attitudine nei confronti della vita.

Di quali siano le trappole che stanno dietro al cambiamento parlerò in un altro momento, intanto memorizzate questi semplici concetti, le basi per migliorare sé stessi. Ma ricordate che il cambiamento presuppone sempre una, due, tre, quattro ricadute, solo il 5% delle persone sono così fortunate, motivate o decise da riuscire a modificare le reti neuronali al primo tentativo. Serve costanza, voglia di non mollare.

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