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Dolore e sofferenza.
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Ogni giorno capita a chiunque di fare esperienze negative, esperienze che faremmo volentieri a meno di vivere. Possono essere semplici episodi che in qualche modo contribuiscono a rendere la giornata più complicata, episodi di cui faremmo volentieri a meno ma, spesso, non possono essere evitati.

Una gomma che si buca, una sveglia che non suona, un elettrodomestico che ci abbandona proprio quando avremmo bisogno di lui, un amico che si dimentica di presentarsi ad un appuntamento concordato da tempo. Si certo, questi che ho appena elencato sono solo alcuni esempi che possono accadere a ciascuno di noi ma, onestamente, se dovessimo classificarli come “gravi” forse dovremmo rivedere il significato che noi associamo alla parola “grave”.

Esistono poi eventi che possono essere più complicati da gestire, eventi che non capitano ogni giorno: la morte di un parente caro, la perdita del lavoro, la malattia di un amico, insomma circostanze che non vorremmo mai vivere ma che, l’esistenza stessa ci porta, contro la nostra volontà, a dover affrontare.

Entrambi i casi, sia che si buchi una gomma o che si perda il lavoro, la maggior parte delle volte non abbiamo responsabilità per ciò che ci accade, subiamo un evento esterno senza poter far niente per evitarlo. Bene.

Fu proprio il Buddha a paragonare l’evento spiacevole ad una freccia, una freccia che ci colpisce quando meno ce lo aspettiamo. La ferita inferta dalla freccia può essere più o meno dolorosa e, sempre per tornare sul concetto che questa freccia difficilmente può essere evitata, potete pensarla come una freccia stoccata da un cecchino, da un uomo nascosto, una freccia che, comunque, non potevamo evitare.

La freccia fa male? Si, perché provoca una ferita che può essere più o meno dolorosa ma il vero dolore, la sofferenza non è quasi mai determinato dalla prima freccia, è la seconda freccia, quella che segue alla prima che può davvero metterci in ginocchio. Di quale freccia sto parlando? La seconda freccia di cui parla il Buddha è quella che potremmo evitare se solo lo volessimo ma che, in qualche modo, facciamo davvero fatica ad evitare.

La seconda freccia rappresenta i pensieri che scaturiscono dall’esperienza negative che abbiamo vissuto, pensieri, emozioni e ruminazioni mentali che contribuiscono a rendere l’esperienza stessa molto più pesante da sopportare.

Si rompe il forno e pensiamo che come sempre capitano tutte a noi, che non riusciremo a preparare in tempo la cena, che dovremmo spendere soldi per sostituirlo o ripararlo, che non potremmo invitare quel nostro caro amico al quale avevamo promesso il cibo di cui va matto. Sono pensieri, ma sono pensieri che contribuiscono a rovinarci la giornata, sono pensieri che ci mettono il malumore, che ci rendono intrattabili, che ci mettono nella condizioni di non fare ciò che ci eravamo proposti di fare anche perché, ai pensieri seguono inevitabilmente gli stati d’animo e le emozioni che possono farci sprofondare in una profonda tristezza, in un’ansia incontrollata, in un disagio interiore.

Se pensate che di questi eventi spiacevoli ne possono capitare a decine ogni giorno capite che le frecce che vi feriscono nella vostra quotidianità sono uguali al numero di eventi spiacevoli che la vita vi riserva moltiplicati per due, ovvero dalla seconda freccia che quasi inevitabilmente segue la prima.

La realtà dei fatti che se la prima freccia è quasi sempre impossibile da evitare anche la seconda non è semplicissima da schivare semplicemente perché la nostra mente non solo non fa niente per evitarla ma, nel tempo, è stata abituata a farsene carico come se fosse la diretta conseguenza della prima. Ma così non è. La responsabilità della ferita ben più grave determinata dalla seconda freccia è sempre sotto la nostra responsabilità, siamo noi che, in qualche modo, decidiamo di trasformare il dolore in sofferenza. E la sofferenza è sempre dovuta alla ferita provocata dalla seconda freccia, quella che può essere davvero ferale.

Come è possibile soffrire di meno? Cosa dobbiamo imparare a fare per evitare di farci colpire dalla seconda freccia?

Non è semplice, sia chiaro, ma è importante cominciare a porsi nei confronti di ciò che accade ogni giorno in modo diverso da come siamo abituati a fare. La società ci insegna a reagire alle sollecitazioni che riceviamo dal mondo esterno, reagire non è quasi mai una soluzione adattativa, la reazione è conseguenza dell’attivazione di automatismi che ormai abbiamo interiorizzato e che, comunque, non ci permettono di cambiare, di ascoltarci, di migliorare.

Sarebbe opportuno imparare invece a rispondere che è ben diverso dal reagire. La risposta consapevole, se frutto di un percorso di consapevolezza, è scevra da giudizio, da automatismo, è incondizionata.

Se si rompe il forno, evento sicuramente spiacevole, invece di fare un sacco di ruminazioni mentali, imparate a prendere ciò che è accaduto per quello che davvero è. Si è rotto il forno, non è un disastro, come un disastro non è la lampadina che si rompe o la fila che dobbiamo fare per andare a lavoro. Rispondere in modo consapevole ai piccoli inconvenienti della vita permette di essere più pronti ad affrontare gli eventi più gravi che purtroppo possono accadere, se impariamo ad evitare di essere colpiti dalla seconda freccetta e più probabile evitare di farsi colpire dal secondo colpo di spada che spesso segue a primo.

La Mindfulness insegna anche questo, non ha soffrire di meno, ma a dare il giusto peso al dolore che proviamo.

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