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Obesità, sindrome da contagio.
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1948. Prende corpo uno studio epidemiologico denominato Framingham Heart Study, uno studio durato circa trentadue anni il cui scopo era quello di studiare l’incidenza degli eventi cardiovascolari sulla mortalità della popolazione di Framingham, una piccola cittadina del Massachussets.

Non vorrò parlare dello studio nello specifico, gli studi epidemiologici, a mio modestissimo parere, lasciano il tempo che trovano, molte variabili vengono troppe spesso trascurate, tanto da rendere gli studi epidemiologici molto di frequente assolutamente tendenziosi. Andiamo avanti.

Questo studio si rivelò davvero utile perché fu possibile, essendo moltissimi i dati a disposizione, prendere in considerazione un numero sempre maggiore di variabili da studiare ed una di queste fu quella di mettere a confronto l’incidenza dell’obesità in rapporto ai legami sociali e famigliari. Ciò che si voleva studiare era se il fatto di vivere con persone obese, il fatto di frequentare persone obese, potesse incidere sulla probabilità di divenire obesi.

I risultati furono sconvolgenti: essere amico di una persona obesa aumentava la probabilità di diventare obesi del 55%, se l’amico obeso apparteneva al nostro solito sesso, la possibilità di diventare obesi saliva al 71%. (https://framinghamheartstudy.org/).

Non vuole questo articolo fare polemica, non vuole essere “giudicante”, non vuole certo trarre conclusioni affrettate ma, come spesso certo di fare nei miei scritti, lo scopo è quello di far riflettere chi legge. Serve uno studio epidemiologico per concludere che, di solito, genitori obesi crescono figli obesi o sovrappeso? Serve uno studio epidemiologico per osservare che in determinate zone l’obesità è molto più incidente rispetto ad altre zone? serve uno studio epidemiologico per prendere coscienza che la maggior parte dei genitori obesi che hanno figli obesi non ha neanche la percezione che, i loro figli, ciò che più di caro hanno al mondo, sono 5, 6 7, 10, 20 kg sovrappeso?

L’obesità è diventata normale, una condizione accettata, una condizione alla quale in pochi danno davvero importanza perché è ormai una condizione generalizzata, comune, lapalissiana, così frequente che chi non ne è “affetto” può addirittura sentirsi dire di essere troppo magro, anoressico, poco in carne, quasi malaticcio.

Memi. Memi che si diffondono alla velocità della luce, comportamenti, usanze, modi di pensare che contagiano ad una velocità impressionante i nostri cervelli. Diveniamo obesi stando con gli obesi perché nel tempo acquisiamo usi e consumi di chi ci circonda, o meglio, abbiamo molte probabilità di avvicinarsi al loro modo di comportarsi, di agire di pensare. Quello dell’obesità è solo un esempio. Potrei fare migliaia di esempi a supporto della trasmissione memetica come una sorta di arma di distruzione di massa, perché, e questo è fondamentale da sapere, i memi si diffondono per imitazione, i memi non sono propedeutici alla nostra salute o alla nostra felicità, i memi si diffondono semplicemente perché hanno una capacità di penetrazione nel nostro cervello davvero clamorosa e noi, ad ogni generazione, siamo sempre più impotenti di fronte a questo condizionamento operato da qualcosa che nella realtà dei fatti non esiste neanche, ma condiziona enormemente la vita di tutti noi.

“Quindi, se i memi  hanno come unico scopo quello di replicarsi e di sopravvivere, se i memi  non agiscono per il nostro bene ma l’unica cosa a cui sono interessati è la loro sopravvivenza, se i memi  sono, in ultima analisi, gli strumenti attraverso i quali l’Uomo ha dato il via all’evoluzione culturale, quale relazione hanno i memi con la genetica? Complicato da rispondere, molto complicato.” (Tratto da: “Ma se fosse vero?”)

Che dire? Che è possibile non diventare obesi stando con gli obesi, che si può non fumare se veniamo cresciuti in una famiglia di fumatori, che possiamo diventare dei grandi sportivi anche se nessuno dei nostri amici pratica sport, che possiamo mantenere la nostra dignità in una società che, ad ogni generazione, risulta essere sempre più indegna e sottomessa ai poteri forti.

L’argomento della trasmissione memetica può essere approfondito leggendo il mio libro “Ma se fosse vero?”.

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